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Studio Mastering

  • Autore: Garage Studio Live
  • Data: 28 gen 2012
  • Categoria: Guide

Studio Mastering, è la fase finale della produzione di un cd musicale e serve a perfezionare timbrica e dinamica di un missaggio avvenuto in studio di registrazione (chiamato anche premaster). In questa guida esploriamo il mondo del mastering.

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STUDIO-MASTERING-BOTTONE

Storia del mastering

Il mastering in studio di registrazione è stato reso possibile dall’invezione dei registratori a bobina su nastro magnetico prima (approfondisci l’argomento leggendo la guida “registratori a bobine” seguendo questo link http://www.garagestudiolive.com/guide/registratori-a-bobine/) e dalla scoperta e messa in pratica della registrazione digitale poi (approfondisci l’argomento “registrazione audio digitale ” seguendo questo link http://www.garagestudiolive.com/guide/registrazione-audio-digitale/)

Studio Mastering

Infatti l’opportunità data dal fatto di poter registrare su di un supporto magnetico o digitale ha dato vita alla post-produzione di un disco. La preistoria del lavoro in studio era quella di suonare semplicemente di fronte ad un macchinario che trasformava le onde sonore in un movimento meccanico che permettava ad un tornio di incidere un disco. Quel disco era il master da cui poi si procedeva a copiare i dischi in vinile. Nessuna operazione di post-produzione, nemmeno di mastering, era possibile. Buona la prima, o quasi!

La registrazione su nastro analogica o in digitale permette quindi di post-produrre una registrazione. Questa lavorazione sul missaggio originale viene appunto chiamata mastering.

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La “teoria” sul mastering

Rapidamente i tecnici audio compresero l’importanza del mastering. In breve si ebbe quindi la necessità di perfezionare la procedura, e nacquero le prime sale all’interno degli studi ottimizzate per questo tipo di lavorazione. L’ottimizzazione consisteva in un ascolto di alta qualità e di macchinari specificatamente studiati per apportare modifiche al master che proviene dallo studio di missaggio.

Queste modifiche consistono essenzialmente nel modificare la dinamica e la timbrica della registrazione. A questo scopo vengono utilizzati compressori ed equalizzatori.

All’inizio l’uso dei compressori aveva un ruolo oltre che artistico anche prettamente tecnico. Infatti, prima del cd, i supporti erano i dischi in vinile e le musicassette. Questi supporti sono caratterizzati da una bassa dinamica (rapporto segnale-rumore). Ad esempio il vinile ha una dinamica di circa 60 dB. Una dinamica non sufficiente ad accogliere la maggior parte dei programmi musicali. E’ quindi necessario comprimere il materiale audio, riducendone la dinamica.

Al giorno d’oggi, la tecnologia del cd audio a 16 bit permette di avere una dinamica teorica di 96 dB. Sulla carta un valore che va oltre le migliori caratteristiche elettriche di molte attrezzature professionali da studio. Quindi l’uso che si fa oggi dei compressori in fase di studio mastering non è quello di ottimizzare la dinamica per il supporto utilizzato (a meno che non si decida di stampare un vinile!) ma di agire sulla dinamica complessiva del materiale musicale per aggiungere bellezza al suono.

Anche l’equalizzazione, se consideriamo una stampa su vinile, oltre che carattere artistico doveva essere fatta in base ad esigenze tecniche. La puntina del giradischi infatti non ha molta simpatia per le frequenze basse (soprattutto sotto i 50 Hertz). E’ necessario apportare modifiche in questo senso per attenuare nella giusta misura queste sub-frequenze.

Oggigiorno, considerando sempre l’ascolto di un disco tramite supporto digitale, questo non è più un problema, quindi in fase di mastering quando agiamo sull’equalizzazione ci concentriamo sulla resa sonora della musica. Ogni genere musicale pretende una certo equilibrio timbrico, e questo ogni produttore degno del suo nome lo sa e si comporterà di conseguenza.

Con l’avvento della tecnologia digitale la quantità di modifiche che si possono apportare nella fase di studio mastering sono davvero enormi. E soprattutto facilmente attuabili anche con un semplice computer munito di software audio.

STUDIO-MASTERING-BOTTONE

Come fare un mastering audio

Innanzitutto, bisogna avere in mano il brano musicale su cui lavorare. Se il supporto è digitale, abbiate cura che questo abbia un livello di picco massimo che non ecceda i -10 dBfs circa. Se il supporto è su nastro analogico, abbiate cura che sia stato trasferito ad un livello medio attorno allo 0 V.u.

Questo è davvero molto importante, soprattutto se il supporto è digitale. Perchè? perchè è doveroso avere la headroom necessaria per poter lavorare tranquillamente con equalizzatori, compressori e quant’altro ed evitare le bruttissime distorsioni digitali. Se il premaster che avete in mano eccede questo valore, dovrete abbassarlo voi di gain.

In analogico questo limite ha un valore che può essere preso più con le pinze, perchè i sistemi analogici (sopratutto se sono di qualità e valvolari) generano una distorsione che può essere piacevole e pure ricercata.

Allora vediamo la catena dei processori audio classica utilizzata in studio mastering in ordine di collegamento:

  • equalizzatore
  • riverbero
  • compressore
  • exciter
  • imager
  • limiter
  • dither

Ovviamente la sequenza di questi processori può essere cambiata per ottenere gli effetti desiderati, ma come base di partenza questo è quello che ti consiglio.

equalizzazione mastering

EQUALIZZAZIONE

Prima di tutto ti consiglio di concentrarti sulla parte bassa dello spettro audio, diciamo dai 250 Hertz in giù. Qui ci stanno davvero un sacco di note fondamentali di quasi tutti gli strumenti normalmente utilizzati

Quindi è davvero molto importante che tutto suoni uniforme in questa banda audio facendo molta attenzione soprattutto al basso. Ovvio che se il missaggio non è stato fatto correttamente, in fase di mastering i miracoli non si fanno. Ma tentar non nuoce.

A questo proposito colgo l’occasione per chi ti dice in fase di mix “tranquillo poi con il mastering cambia tutto”. E’ una grandissima bugia. Il mix è fondamentale, deve essere fatto bene. Solo da un buon mix si può ottenere un grande mastering, altrimenti si lavorerà solo per riparare agli errori del fonico di mix, invece che innalzare la qualità audio di questo.

Dopodichè concentrati sulla parte medio-alta del programma musicale, diciamo tra i 1000 ed 4500 hertz. Cerca di capire se il suono è abbastanza presente o troppo presente ed agire di conseguenza. Questa gamma di frequenze sono quelle a cui l’orecchio umano è più sensibile, e possono determinare l’intelligibiltà o meno della voce, la presenza delle chitarra etc etc.

A questo punto passerei nella gamma medio-bassa. Tra i 250 ed i 1000 Hertz ed in particolar modo tra i 350 ed i 500, in cerca di problemi evidenti di suono “nasale” o “inscatolato”, come si usa dire nel gergo tecnico. Anche qui attenzione, togliere troppo potrebbe “svotare” il suono, e sparire quel senso di pienezza timbrica (in questa fascia ci stanno molti armonici generati dalle note fondamentali, che abbiamo visto la maggior parte essere al di sotto dei 250 hertz)

Ci rimane la parte alta-altissima. Dai 4500 Hertz i su. Attorno ai 4500/6000 potremo avere dei problemi di sibilanti sulla voce, e questa è la banda di frequenza su cui lavorare. Se abbiamo bisogno da dare brillantezza al suono lavoriamo attorno ai 8000/10000 Hertz. Oltre i 10000 abbiamo la cosidetta “aria” del suono, è una zona che può determinare apertura al suono, ma anche un senso di “metallico” o “freddo” se esagerato o lavorato in maniera non ottimale.

riverbero mastering

RIVERBERO

Non è una brutta idea nemmeno utilizzare un buon riverbero su tutto il mix in fase di mastering. Se notiamo poca coesione dei suoni, o in generale un suono troppo asciutto e “piatto”, un buon riverbero fa davvero davvero molto. Provare per credere.

Che tipo di riverbero? Difficile consigliare. A me piace pensare che il riverbero determina anche il genere musicale a cui ci vogliamo avvicinare. Un Plate lungo e morbido, da un senso di psichedelia, richiama atmosfere sixties e seventies. Un Room corto invece dona un suono spesso e accativante, ottimo per i generi veloci, magari cattivelli. Fa molto “indie” per come la penso io. Di base sperimentate, il bello è proprio questo!

COMPRESSORE

Qui è davvero difficile dare suggerimenti data la grande vastita di regolazioni possibili da applicare in studio mastering. E, in assoluto, “ascoltare” e regolare bene un compressore è forse la cosa più difficile per un tecnico del suono, e l’esperienza di quest’ultimo spesso si può misurare nella sua confidenza nell’uso di un compressore.

Ad ogni modo, qualche consiglio ve lo posso dare. Sennò che razza di mastering tutorial sarebbe mai?

sidechain mastering

Ok, sei alle prese con un programma musicale che ha un contenuto davvero importante sulle basse frequenze? Assolutamente utilizzare un compressore che contempli una sidechain nel proprio circuito, meglio ancora se oltre a questa dispone anche di un equalizzatore interno che controlli la sidechain. Quindi, tagliamo con un filtro passa alto (H.P.F.-Hi Pass Filter) tra i 50 ed i 100 Hertz, tarato ad orecchio. In questa maniera controllerai in maniera ottimale l’effetto “pumping”, tipico di un compressore alle prese con un sacco di basse frequenze.

compressione studio mastering

Se vuoi una compressione importante, che si faccia sentire e dia quel tipico effetto “british” devi settare il compressore con ratio piuttosto alta (anche 10:1), attaco piuttosto veloce (10 ms circa) ed una release ovviamente dipendente dalla velocità di esecuzione del brano (di solito tra i 100 ed i 200 ms come partenza). Così regolato settate la threshold e già con 3 dB di gain reduction dovreste udire quel suono “heavy” che tanto può dare in fatto di grinta al brano.

compressore mastering audio

Se quello che vuoi fare invece è dare uniformità dinamica al brano, un qualcosa che faccia da “collante” a tutti i suoni, potresti settare il compressore a mò di “levelling amplifier”, quindi settare l’attacco medio-lento (50ms) la release piuttosto lunga (1 sec) e ratio media (4:1, 6:1). Quello che sentirai è una compressione “invisibile” che rispetta gli attacchi (quindi i suoni impulsivi) del brano musicale e non da effetto pumping. Meglio se con un bel Hi Pass Filter in sidechain.

mastering-enhancer-exciter

EXCITER

Gli exciter vengono usati in fase di mastering per colorare timbricamente il suono. In maniera molto diversa da quanto farebbe un equalizzatore. Infatti questi sono dei veri e propri distorsori, ed aggiungono distorsione armonica di 2° e/o 3° grado, emulando in questa maniera la risposta di talune apparecchiature analogiche. La quantità e e il contenuto spettrale in cui aggiungiamo questo tipo di effetto ci permette di variare in maniera decisiva il sound del cd master. Sono davvero molto utili quando il programma musicale è, per così dire, povero, magari perchè registrato con strumentazione scadente.

imager mastering

IMAGER

L’imager è un effetto che serve a migliorare la percezione dell’immagine stereofonica. Usato in maniera ottimale tende a separare meglio gli strumenti fra loro ed a tirar fuori gli ambienti (riverberi) dando quindi maggior tridimensionalità al suono. Riesce a far queste lavorando sulle fasi ed i ritardi tra il left&right del programma musicale. Bisogna stare molto attenti a non farsi prendere troppo la mano da questo effetto, e verificare che l’unità che usiamo sia di buona qualità. Come facciamo a verificare questo in studio mastering? Premete il tasto per l’ascolto in mono, ed attivate/disattivate l’imager. Un buon imager settato bene non dovrebbe farsi sentire in azione quando ascoltiamo in mono.

Maximizer studio mastering

MAXIMIZER

Siamo quasi alla fine della catena audio per fare uno studio mastering di qualità. Il maximizer è un effetto che aumenta notevolmente il loudness percepito di un programma musicale attraverso l’eliminazione in maniera efficace dei picchi di segnale. Questo risultato può essere raggiunto solo in digitale. Non esiste un corrispettivo analogico di maximizer. Anche se possiamo dire che sfruttando il clipping analogico, in qualche maniera un risultato simile lo si raggiunge, ma non è paragonabile.

Avrei davvero voglia di scrivere una guida solo per il maximizer, in quanto da anni è il responsabile della cosidetta loudness war. Ed è responsabile a mio parere (ma non solo mio) di aver rovinato un sacco di dischi altrimenti eccellenti sotto ogni profilo, in nome del successo discografico.

Vi lancio solo una piccola riflessione. La musica è fatta di note, tempo e dinamica. Il maximizer, se usato in maniera sconsiderata, elimina la dinamica, e per quanto riguarda, una canzone senza dinamica non può essere considerata musica, ma rumore.

Ok vi ho annoiato. Come funziona il maximizer? Semplicissimo, si abbassa la threshold (come in un compressore) e magicamente si alzerà il volume senza mandare in clip il sistema di registrazione. Quanto posso alzare? Se state facendo una gara al volume…quanto volete! Se ci tenete alla vostra musica, quanto basta per avere un buon volume senza sacrificare la dinamica del pezzo. Da notare che anche il miglior maximizer del mondo, tirato al limite, genera distorsione. Magari non udibile immediatamente dai più, ma inconsciamente il nostro sistema nervoso ne soffrirà, perchè alla lunga ci sentiremo stressati da un ascolto prolungato di materiale audio ad alto contenuto di loudness (non me li invento, ci sono ricerche universitarie che lo dimostrano). E renderà la vostra musica noiosa, alla lunga.

Ok ok, possiamo misurare questo loudness? Si, se mettete un meter dopo il maximizer, settato in una lettura rms. Negli anni 90, dischi ad alto loudness come Sepultura, Rage Against the Machine, Nirvana ed altri ancora, giravano ad un rms medio sul master di -13 dB rms. Al giorno d’oggi sembra che se un disco non suona ad almeno -8 dB rms vengono a dirti che suona piano…Io, personalmente, a quel livello sento solo distorsione…

DITHER

Il dither viene applicato in fase di mastering quando ci troviamo alla fine del lavoro. Deve essere l’ultimo processo in assoluto. Che cos’è il dither? Normalmente una registrazione multipista digitale viene fatta a 24 bit, missaggio e mastering. Ma quando stamperemo il cd audio, dovremo troncare la parola digitale a 16 bit. Per evitare di perdere la minor quantità possibile di informazione in questo troncamento (da 24 a 16 bit) viene applicato il dither. Il dither è una specie di rumore rosa che aiuta i suoni che stanno in fondo alla scala dinamica del programma musicale a salire verso l’alto. In questo modo quando salveremo il file a 16 bit, il troncamento sarà meno “doloroso”

Dunque se registrate a 24 bit e poi troncate a 16 bit, prima di troncare dovete applicare dither a 16 bit. Spesso il dither è affiancato ad un controllo chiamato “noise shaping“. Il noise shaping sposta il rumore generato dalla quantizzazione agli estremi della banda audio (dove l’orecchio è meno sensibile). E’ particolarmente utile per i generi musicali con una gamma dinamica davvero elevata, come nella musica classica, dove i pianissimi potrebbero mettere in evidenza il dither risultando fastidioso

STUDIO-MASTERING-BOTTONE

studio mastering stem

6 Commenti per “Studio Mastering”

  1. Tutti coloro che fanno musica dovrebbero leggere attentamente l’articolo,  ė ben fatto e da una visione chiara di come si svolge in generale il processo di mastering. Dopo di questo potrete accedere ad ulteriori informazioni o personalizzare il vostro set.  Marco

    Commento by Marco — 29/06/2012 @ 01:08
  2. fichissima la vostra guida!!! molto utile, è da tempo che affronto i mastering dei miei pezzi a orecchio ( ottenendo risultati quasi professionali) ma avere una spiegazione un po più tecnica delle varie fasi mi permetterà di agire con un po più di cognizione di causa e migliorarmi ulteriormente!!!

    bravi ragazzi, veramente una bella guida!

    Commento by Fischer — 19/11/2012 @ 12:37
  3. Non so come ringraziarvi, la guida è stata super utile solo che secondo me l’ ordine della catena effetti è sbagliato. Secondo me è più giusto mettere gli efetti in questo ordine:
    COMPRESSORE -> EQUALIZZATORE -> RIVERBERO STEREO -> ECCITATORE ARMONICO -> IMAGER -> LIMITER -> DITHERING. Anche se comunque può essere che in base alle esigenze del brano, mettendo il riverbero tra l’ imager e il limiter, si ottiene qualche miglioramento del suono. Comunque grazie per la vostra guida!

    Commento by Livio — 04/12/2012 @ 19:11
  4. Inserisci qui il tuo messaggio…

  5. Grazie per questo riepilogo per realizzare al meglio la musica preferita.

    Commento by Paolo Stefanini — 07/03/2015 @ 18:59
  6. Complimenti siete grandi

    Commento by Giuseppe santonocito — 07/05/2015 @ 23:26

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